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Pret-a-porter e grandi illustratori

Piazze come trincee da difendere, diverse fazioni si mescolano, gli opposti estremismi pronti a caricarsi in scontri duri, occupazioni, echi lontani di violenze armate, questo è l’humus della mia adolescenza, inevitabile per quelli della mia generazione, ma anche i primi passi nella moda quasi che la notte più buia della nostra Repubblica abbia coinciso con il nascere del pret-a-porter italiano. Una vera rivoluzione l’aria che respiravamo noi studenti entrando a scuola, studiando la moda, disegnando gli abiti che avevano fatto la storia della moda e cominciando a inventarne di nuovi, imparando a cucire, a creare. Ricordi meravigliosi di amicizie nate tra un ricamo e l’altro, la musica che si confondeva con il rumore della macchina da cucire, la magia delle prime sfilate a cui partecipavamo come studenti privilegiati alle prime fiere, nelle giornate della Moda milanese. Armani, un Dio, ma anche Moschino, Coveri, Versace e quel gigante di Gianfranco Ferré mai avuto la fortuna di vedere da vicino, così inarrivabile, così lontano, a Parigi…tutti entrati nell’Olimpo di quegli anni fatti di allegria, di sperimentazione e soprattutto di trasgressione. Disegnavamo con scrupolo i nostri figurini, i nostri abiti dei sogni, ognuno di noi aveva un illustratore a cui ispirarsi. Il mio era Antonio Lopez e in seguito Stefano Canulli, rappresentavano ciò che avevo dentro, il connubio tra moda, musica, scrittura e ribellione. Poi è arrivato Karl Lagerfeld e il suo genio infinito a servizio di Chanel…

Bozzetti di Karl Lagerfeld

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