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Banksy

Banksy

Ho avuto la fortuna di vedere una grande mostra di Banksy al Mudec di Milano.

Tutta la sua arte raccontata dalle origini, la sua filosofia, il mistero che lo circonda, però la parte che mi ha affascinato di più in tutta onestà sono state le immagini dei suoi graffiti proiettati su tre grandi pareti in una stanza buia. In quel momento avevo veramente l’idea di come un opera si presenta dipinta nel suo contesto originale, ossia su un muro.

Banksy

“Continuo a dipingere graffiti perché penso sinceramente che il bordo di un canale sia un posto più interessante per l’arte che un museo” – La filosofia di Banksy.

I topi stanno a Banksy come le lattine di zuppa Campbell’s a Andy Warhol. Il topo come metafora. “Esistono senza permesso. Sono odiati, braccati e perseguitati. Vivono in una tranquilla disperazione nella sporcizia. Eppure sono in grado di mettere in ginocchio l’intera civiltà. Sopravvivono all’olocausto nucleare, noi no. Noi agiamo spinti da un bieco furore individualista, loro si spingono sempre ispirati da una logica collettiva.”

Banksy

Nei lavori di Banksy i ratti diventano vandali armati di vernice e pennelli, borghesi con l’ombrello in abiti impeccabili, scassinatori, rapper, operai, sabotatori, persino terroristi che spargono barili di sostanze velenose lungo le strade o sui muri delle città”.(cit.)

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In prima linea-Donne fotoreporter in luoghi di guerra.

Scarponi

Avrei potuto scegliere una qualsiasi delle immagini esposte ma questa mi è sembrata così emblematica ed essenziale, pur non essendoci orrori o sangue o dolore, trasmette la precarietà e lo spirito di adattamento e sacrificio.

Fotografie, reportage che raccontano, documentano conflitti e drammi umani e sociali nei punti più caldi del mondo, le guerre, gli scontri, la fatica.

Palazzo Madama 2017, Corte Medievale a Torino.

Attraverso 70 immagini scattate da 14 giovani donne fotoreporter, mi trovai a vivere assieme a loro tutta la drammaticità, il coraggio e la sensibilità che comporta fotografare all’interno di rischiosi campi di battaglia.

Palazzo Madama, Corte Medievale-Torino

Ho sempre amato i reportage di guerra, quella capacità di imprimere attraverso un immagine, un mondo intero, una sola immagine che in una voragine di parole, spesso di troppo, riesce a cogliere la nuda verità.

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Wael Shawky

Mostra al Castello di Rivoli di Wael Shawky

Brillanti, luminose come bagliori, vive e trasparenti le vorresti toccare così lucide, potresti passarci attraverso come in una magia meravigliosa. Marionette di vetro colorate, vestite di abiti lucidi e particolari, re, regine, animali fantastici, uno stupore, con quei fili che le tirano e le sostengono delicatamente.

Marionetta di vetro
Marionette di vetro

Tesori che artigiani veneti di Murano hanno creato e soffiato con grande e soffiato con grande maestria per l’occasione. E l’occasione è una interessante retrospettiva allestita qualche anno fa al Castello di Rivoli (Torino) di Wael Shawky, giovanissimo artista nato ad Alessandria d’Egitto nel 1971.

La retrospettiva, oltre alle meravigliose marionette, comprendeva opere filmiche, sculture, i suoi altorilievi lignei ispirati alla storia delle crociate, narrate dal punto di vista degli arabi anziché degli europei. Una mostra interessante e spettacolare e poi quelle 26 marionette…le ho tenute nel cuore ma le avrei portate tutte a casa tanta era la loro bellezza.

Marionetta
Marionetta
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Mudec: Jean Michel Basquiat

Ero alla ricerca di qualcosa, a volte cercavo dei binari, altre volte volevo la libertà più totale. Ho trovato nell’arte da sempre il mio rifugio che racchiude entrambi i miei desideri.

Grandi Mostre. Mudec: Jean Michel Basquiat. La retrospettiva conteneva 100 opere ed era come se ti catapultasse nelle strade della New York di 30 anni fa, sull’orlo della bancarotta e povera ma ricca di humus dal punto di vista artistico.

Jean Michel Basquiat

I graffiti di Basquiat dipinti sui muri o sui vagoni della metropolitana erano provocatori, la sua arte povera si mescolava con l’esperienza di Andy Wharhol e poi successivamente con artisti come Keith Haring e Robert Mapplethorpe per quanto riguardava la fotografia. In quella mostra ho trovato tutta la sua vita tormentata dalla droga, dal razzismo e dalla povertà. Milano 2017.

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Toulouse Lotrec mostra a Palazzo Chiablese a Torino

Nel 2017 a Palazzo Chiablese andai a vedere una mostra di Toulouse Lotrec. L’ho sempre amato fin da quando a scuola studiavamo gli artisti e la loro vita, un grande dell’800 che realizzò ben 351 litografie dal 1891 al 1901. I suoi disegni manifesto che fossero a matita, a penna, grafiche promozionali o illustrazioni per la pubblicità, impressionarono per la sua modernità, un vero e proprio simbolo di un epoca anticonformista e provocatoria. In quella mostra c’erano tutte le immagini che rappresentavano quella che è stata definita “la sua Parigi“, quella di Montmartre, del Moulin Rouge, dei Cafè Concert e delle case chiuse.

Toulouse Lautrec
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Gus Van Sant alla Mole Antonelliana

“E’ incredibile, non mi aspettavo questo edificio”-disse Gus Van Sant entrando all’interno della Mole Antonelliana. “Sembra di essere in un film di Tim Burton”.

Questa frase calza a pennello con la mostra che si tenne al Museo del Cinema di Torino qualche anno fa. Duecento opere tra fotografie, bozzetti, schizzi, acquarelli, collage, storyboard e polaroid artistiche. Ho sempre amato Gus Van Sant, un artista poliedrico, portavoce del cinema indipendente ma talmente bravo da potersi adattare alle regole di Hollywood. Inutile dire che ho amato i suoi film e le sue polaroid.

Museo del Cinema Mole Antonelliana
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Il bozzetto

Bozzetto della collezione Bag Florette 2020

Il bozzetto è sicuramente la parte, insieme alla scelta del tessuto che preferisco. Amo disegnare, colorare, immaginare il corpo della borsa che si materializza. L’idea è il cammino che ogni creativo percorre per giungere all’oggetto del proprio desiderio finalmente compiuto.

Bozzetto del Bucket Bag della collezione Florette 2020
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Ispirazione

La scelta dei colori

Qualche volta l’ispirazione per creare una borsa passa prima attraverso la scelta del tessuto, del colore, di quello che vogliamo comunicare al tatto. Poi giunge il bozzetto, una borsa morbida, rigida, grande, piccola in base a quanto quel tessuto ci permette di giocare, di muoverci con la fantasia. In quel momento si disegna il cartamodello, si immaginano i dettagli che alla fine daranno forma all’idea compiuta perché non sempre tutto è già scritto, già programmato. L’improvvisazione durante la parte creativa può essere fondamentale.

La scelta dei colori
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Pennarelli primo amore

Pennarelli

Fin da bambini quando cominciamo a disegnare scopriamo che per quanto la nostra capacità possa si o no evolvere ci sarà sempre una tecnica alla quale restiamo legati per sempre. Per alcuni saranno le matite colorate, per altri gli acquarelli o i colori a tempera. Per me i pennarelli. Ho sempre amato il tratto deciso del pennarello, quel non poter tornare indietro, quell’attitudine a sporcarti le dita ed essere indelebili, incisivi, definitivi. Per fortuna negli anni si sono evoluti fino a diventare duttili, maneggevoli, dalle diverse punte per poter lasciare un tratto simile a una pennellata oppure piatto o ancora sottile a delimitare un contorno. In ogni caso il mio oggetto preferito per colorare.

Io e i pennarelli❤️