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Ritagli di giornale

Copertine della rivista Vanity

Una delle mie ossessioni è la raccolta dei ritagli di giornale. Fin da bambina ho strappato montagne di pagine accumulate dentro cartelline che si gonfiavano fino a scoppiare, fino a che gli elastici si tendevano al limite. Questi ritagli sono stati fonte di ispirazione in quel momento ma anche in seguito. Dopo qualche tempo inevitabilmente vi era una selezione, talvolta riguardandoli non ricordavo neanche la ragione del perché un dettaglio, una pagina mi aveva così tanto incuriosita da doverla conservare. Così gettavo via quasi la totalità dei ritagli per fare spazio a quelli nuovi.

Copertina e ritagli dalla rivista Vanity

Alcuni li conservo da più di 30 anni, tra questi ovviamente i disegni di Antonio Lopez e di Stefano Canulli, strappati dalle pagine di una rivista Vanity che non viene più pubblicata ormai da decenni. Ne resta la vivida testimonianza nei miei ritagli.

Disegni di Stefano Canulli
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Il Cartamodello

Forbici, matita, centimetro…

Tutto comincia con la matita poi prosegue con il cartamodello. Ogni idea, ogni progetto moda, una volta ideato bisogna renderlo realizzabile e per fare questo il cartamodello è essenziale. Devo ammetterlo, non è mai stato uno dei miei punti forti, a scuola di moda e design spesso la mia insegnante (la signora Lucia, una vecchietta che di dolce e tenero non possedeva nulla) i cartamodelli me li appallottolava sovente. Anche se preferivo di gran lunga la matita e i pennarelli, quindi la parte più creativa, avevo la consapevolezza che per poter vedere un abito o un accessorio prendere forma e vita bisognava necessariamente utilizzare un cartamodello per ricavarne un prototipo.

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I dettagli

I dettagli fanno la differenza? Secondo il mio parere sì. Spesso è un dettaglio che ci incuriosisce, che cattura la nostra attenzione. Mi piace andare a cercare i particolari che orneranno le mie borse, i ciondoli, i fiori in ecopelle, i rivetti in madreperla, tutto contribuisce a fare di una borsa un pezzo unico. Anche nella vita di tutti i giorni ricordiamo i dettagli di un incontro, di un viso. Un sorriso, degli occhi buoni (come era solita dire la mia insegnante di italiano), un abbigliamento particolare.

Fiori in ecopelle fatti a mano e rivetti in madreperla

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Mani al lavoro

Lavori in corso

Sono magici quei sogni che diventano realtà, che si materializzano davanti ai nostri occhi. Comincia così tutto dalle nostre mani al lavoro, che provando e riprovando li rendono tangibili…e così che da un fiore di ecopelle al quale viene fatto un piccolo foro e da un rivetto in madreperla colorato che lo arricchisce si sviluppa un idea…

Rivetti in madreperla

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Coco Chanel

“Stanca di portare le mie borse a mano e di perderle, ci aggiunsi una striscia e le misi a tracolla”. Cit. Coco Chanel. In quest’unica frase tutta la sua filosofia. La semplicità di trovare una soluzione, la praticità di potersi muovere in libertà che fosse un abito oppure una borsa. La modernità delle donne che finalmente non si sentivano più costrette e prigioniere dentro i loro stessi abiti.

Ritratto di Coco Chanel firmato Karl Lagerfeld

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Schetch

Pennarelli e penna bic

Amo disegnare su un blocco di carta con tratto nervoso e veloce per fissare un’idea che poi prenderà forma solo in seguito. Disegnare è un po’ come un codice che solo io riesco a decifrare, è il mio momento.

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Donne Amazzoni

Amazzoni

Questo disegno che risale ai primi anni 80 l’ho sempre conservato come un cimelio storico, come un oggetto prezioso. Potrebbe far sorridere ma in quelle donne che io vedo come amazzoni, come guerriere, ho sempre creduto fin da ragazza. Per me la donna è bellissima in tutte le sue forme, è forte, è intelligente, è luminosa. È coraggiosa, combattiva ma anche accogliente. Una delle parole che amo di più è senz’altro: sorellanza e racchiude tutto il mio mondo.

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Pret-a-porter e grandi illustratori

Piazze come trincee da difendere, diverse fazioni si mescolano, gli opposti estremismi pronti a caricarsi in scontri duri, occupazioni, echi lontani di violenze armate, questo è l’humus della mia adolescenza, inevitabile per quelli della mia generazione, ma anche i primi passi nella moda quasi che la notte più buia della nostra Repubblica abbia coinciso con il nascere del pret-a-porter italiano. Una vera rivoluzione l’aria che respiravamo noi studenti entrando a scuola, studiando la moda, disegnando gli abiti che avevano fatto la storia della moda e cominciando a inventarne di nuovi, imparando a cucire, a creare. Ricordi meravigliosi di amicizie nate tra un ricamo e l’altro, la musica che si confondeva con il rumore della macchina da cucire, la magia delle prime sfilate a cui partecipavamo come studenti privilegiati alle prime fiere, nelle giornate della Moda milanese. Armani, un Dio, ma anche Moschino, Coveri, Versace e quel gigante di Gianfranco Ferré mai avuto la fortuna di vedere da vicino, così inarrivabile, così lontano, a Parigi…tutti entrati nell’Olimpo di quegli anni fatti di allegria, di sperimentazione e soprattutto di trasgressione. Disegnavamo con scrupolo i nostri figurini, i nostri abiti dei sogni, ognuno di noi aveva un illustratore a cui ispirarsi. Il mio era Antonio Lopez e in seguito Stefano Canulli, rappresentavano ciò che avevo dentro, il connubio tra moda, musica, scrittura e ribellione. Poi è arrivato Karl Lagerfeld e il suo genio infinito a servizio di Chanel…

Bozzetti di Karl Lagerfeld

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Gianfranco Ferre’

Negli anni 80 per quelli che come me studiavano arte e costume il figurino e lo stile del maestro Gianfranco Ferre’ erano come una Bibbia da seguire. Estetica allo stato puro, il bianco ottico illumina i dettagli della moda. È facile da declinare a seconda della occasione e sfida con coraggio i cliché e le convenzioni mostrando il suo meglio in abbinamenti e abiti minimal. Un classico? La camicia bianca. “Una silhouette catturata nei suoi elementi essenziali-le spalle, la vita, le gambe che si estendono verso la parte inferiore del foglio di carta-è delineata da pochi tratti di matita ma è già una figura umana” Gianfranco Ferre’. Dalla figura delle sue donne si percepisce il suo essere architetto, le linee sinuose, la famosa camicia bianca reinventata che stava addosso alla modella come una meravigliosa scultura di tessuto, con ruches, colli importanti, nodi originali e dettagli. “Il disegno è per me un amore senza fine” Gianfranco Ferre’.

Figùrini di Gianfranco Ferre
Bozzetto di Gianfranco Ferre’